Ogni stagione ha i suoi temi hot ma, tra tutte, quella che stiamo vivendo adesso ha sicuramente il re dei temi: le minusvalenze in scadenza!

Come tutti gli anni, noi partiamo per tempo ad occuparcene; in fondo 2-3 mesi sono più che sufficienti per organizzarsi, ma se uno soffre di “rimandite”, non c’è avviso che tenga.

Però poi non è che uno può arrivare a piagnucolare in gennaio o addirittura in febbraio, come è successo quest’anno, perché allo scoccare della mezzanotte di Capodanno…

stop, fine, bye bye, au revoir, sayonara, chi è dentro è dentro e chi è fuori è fuori… non è che te la puoi prendere comoda e “ci pensi”… o ti muovi entro il 31 dicembre (se poi ci arrivi anche un paio di mesi prima, non muore mica nessuno), o le minusvalenze che hai in scadenza le saluti e non ci pensi MAI più.

Non credo di dover nuovamente spiegare cosa sono le minuvalenze, come si generano, come si recuperano etc etc… questi temi li abbiamo già affrontati gli anni scorsi e la teoria di base è sempre quella; tuttavia, se mi segui da pochi mesi, puoi andare a leggere sul sito l’articolo che avevo pubblicato in ottobre dell’anno scorso a questo link:

http://www.gbinvesting.com/articoli/274-come-recuperare-le-minusvalenze-del-2012


Adesso siamo alle prese con le minusvalenze realizzate nel 2013, quindi con le perdite che hai realizzato 4 anni fa e che non sei stato ancora capace di recuperare con successivi guadagni; la normativa fiscale vigente prevede che le minusvalenze possano essere recuperate nell’arco temporale di 4 anni dal momento in cui si sono manifestate.

Cosa vuol dire recuperarle?

Esempio banalissimo:

Nel 2013 compri uno strumento a 100 e lo vendi a 90 = hai maturato 10 di minus.

Nei 4 anni successivi possono essersi verificate 2 condizioni:

  • realizzi un guadagno di 10, tecnicamente chiamato plusvalenza, quindi NON ti viene applicata l’imposta e le minus sono azzerate (da questo punto di vista adesso non ti si pone alcun problema)
  • non hai più realizzato guadagni, quindi queste minus te le stai portando dietro, ma mica te le puoi portare dietro in eterno! Dal 1 gennaio 2018 non esisteranno più e le avrai perse per sempre. Lo so, è brutale, ma la legge non ammette ignoranza.

Quindi il punto è: COME POSSO RECUPERARLE?

Ci sono diversi modi… ovviamente devi guadagnare con altre operazioni, ma visto che la sfera di cristallo non ce l’ha nessuno, quindi neanche noi di GB Investing, mica ti possiamo dare la garanzia che in meno di 3 mesi risolviamo una situazione che ti stai trascinando da 4 anni…

Una cosa però si può fare con certezza e si tratta di SPOSTARLE in avanti, così intanto non le perdi (per intenderci se hai 10.000€ di minusvalenze non ti dico che ti faccio guadagnare 10.000€ da qui alla fine dell’anno, ma almeno ti evito di perdere i 2600€ di bonus fiscale che hai maturato e che perderesti dal 1 gennaio 2018.

Poi se magari ti preoccupi di fare qualcosa fin dall’inizio dell’anno, senza aspettare di nuovo ottobre dell’anno prossimo, magari riesci a recuperarle davvero…

Con degli strumenti validi e selezionati al momento giusto, tante volte mentre le sposti, le recuperi anche… faccio un esempio per chiarire, sennò così sembra criptico.

Riprendo il certificato di Commerzbank di cui avevo parlato nell’articolo dell’anno scorso, che è stato rimborsato il 10 aprile (quindi non andate a cercarlo in giro, perché ovviamente non c’è più adesso).
ISIN: DE000CZ44U27
Scadenza: 10/10/2020
Sottostanti: Eni, Telecom, Fca, Generali
Barriera a scadenza: 65%
Trigger cedola: 75%
Maxi cedola al 10/12/2016: 22%
Cedole trimestrali successive: 1.5%
Autocallable: sì, da aprile 2017. Evento verificato

Ecco, questo strumento aveva un MAXI CEDOLONE DEL 22% che ha pagato in dicembre, così chi lo comprò per spostare le minusvalenze, raggiunse il suo obiettivo, perché intanto le spostò in avanti.
Poi, in aprile si è anche verificato l’evento che ha fatto scattare l’autocallable, quindi è stato rimborsato e chi l’ha comprato si è ritrovato nel giro di 6 mesi a non solo non avere più il problema delle minusvalenze, ma ha anche guadagnato e si è pure ritrovato tutta la liquidità libera in aprile.

Tanto di cappello. Che gli vuoi dire a una mossa così, se non grazie?

I certificates e le relative cedole (maxi-cedole, quando possibile) sono l’ideale per spostare le minusvalenze, ma questo non vale per tutti gli strumenti, infatti  l’agevolazione fiscale concessa dallo Stato non vale per qualsiasi fonte di guadagno, ma bisogna distinguere tra redditi da capitale e redditi diversi di natura finanziaria.

I redditi da capitale sono tutti quelli che derivano direttamente dallo strumento finanziario e che spettano direttamente al titolare dello stesso (es. interessi su conto corrente e libretti di risparmio, cedole distribuite da fondi, etf, obbligazioni, dividendi distribuiti da partecipazioni azionarie e scarto di prezzo tra acquisto e vendita di Pronti Contro Termine).
I redditi diversi invece sono generate dalla negoziazione di uno strumento finanziario come un’azione o un’obbligazione (es. Se compro un’azione a 100 e la vendo a 90, avrò generato una minusvalenza di 10, anche se nel periodo in cui ho tenuto l’azione questa ha distribuito un dividendo di 10. In questo periodo, avrò pagato l’imposta sul dividendo e avrò generato una minus di 10. Similmente, se vendo a 105 una obbligazione acquistata a 100, realizzo una plusvalenza di 5, oltre alla cedola che avrà maturato nel periodo in cui ho mantenuto quel titolo).

La cedola di un obbligazione o il dividendo percepito di un azione verranno tassati al 26%, aldilà del prezzo di acquisto.
Mentre l’eventuale plusvalenza generata dalla differenza tra acquisto e vendita non sarà soggetta a tassazione, qualora siano presenti delle minusvalenze in portafoglio.

IMPORTANTE: cedole e dividendi vengono comunque tassati, anche se hai delle perdite con cui potresti compensarli.

IMPORTANTISSIMO: l’unica eccezione sono le cedole staccate dai certificates, perché queste sono considerate redditi diversi e quindi compensano!

C’è però una nota dolente, che ho scoperto parlando con molte persone che hanno i conti correnti più disparati e che mi hanno informato di come le loro banche, tra cui Unicredit, BPM e Credem (ma ce ne sono sicuramente anche tante altre), agiscono relativamente a questi conteggi, cioè vanno a ridurre il prezzo di carico dello strumento in oggetto, anziché ridurre la minusvalenza più vecchia.

Questo può essere un vantaggio per chi NON ha minusvalenze da compensare, in quanto posticipa anche di anni il pagamento del capital gain, ma diventa uno svantaggio per chi ha minusvalenze…

Non è chiaro se si tratta di libera interpretazione o cos’altro da parte delle banche; la materia è molto ostica e il legislatore evidentemente non ha mai tradato in vita sua, quindi è rimasto sul vago… la zona rimane grigia e ogni banca in pratica è libera di farsi i cavoli suoi.Questo per noi si traduce in un ennesimo svantaggio: già la finanza è impestata, se poi le leggi fiscali non sono chiare e le banche non si comportano in maniera omogenea, dobbiamo alzare ulteriormente l’asticella, ma non per questo arrenderci.

Certo che le banche che hanno fantasiosamente interpretato la normativa, arrivando a ridurre il prezzo di carico, anziché spostare le minus, come vorrebbe la normale logica, non sono proprio delle cime in matematica e ve lo dimostro in 2 righe:
prendiamo un esempio-limite: il certificato avente ISIN DE000CZ44TW0 ora rimborsato, che pagava una cedola del 2,81% mensile (quindi del 33,72% annuo) e aveva la naturale scadenza al 28/07/2020, quindi poteva durare al massimo 4 anni.
Supponiamo di averlo pagato 1000 e che il certificato non fosse stato rimborsato e avesse pagato tutte le cedole, dopo 3 anni il prezzo di carico sarebbe sotto-zero [100-(33,72x3)]…

Ma come ragionano??? Voglio proprio vedere cosa si inventano per rimediare al primo caso in cui non avviene il rimborso e il prezzo di carico diventa negativo!!!

Vi invito a telefonare ai numeri verdi delle banche o andare agli “uffici titoli” e chiedere delucidazioni almeno su cosa fanno loro, non dico tanto di capire alla perfezione tutti questi passaggi, ma almeno sapere se la banca per cui lavorano di fatto compensa le minus, oppure se riduce il prezzo di carico…

Qualcuno dei miei numerosi contatti ci ha provato, anche perché io non posso sapere le tare mentali di tutte le banche, quando tante volte non le sanno neanche loro stessi (anche perché io ho i conti solo con le piattaforme evolute che sanno gestire queste cose, proprio perché sono degli specialisti, ma capisco che la maggior parte degli investitori si accontenti dei servizi minimi delle banche più generaliste).

Immagino anche che, per la legge dei grandi numeri qualcuno avrà anche la risposta, ma finora le risposte medie pervenute sono state queste:

dubbio

 

Meglio prenderla in ridere, anche se ci sarebbe da piangere…

Il mio consiglio è, a seconda del proprio carico fiscale, informarsi con certezza di come la propria banca si comporta su questa faccenda, e poi regolarsi di conseguenza su quale conto fare questa o quella operazione.
E’ un po’ macchinosa la faccenda, ma se volete lavorare in Borsa, volenti o nolenti, l’ambiente è questo e dobbiamo adeguarci al meglio delle nostre potenzialità. Altrimenti si sta fuori del tutto, nel bene e nel male.

Tornando ad oggi, come le spostiamo queste benedette minusvalenze?

L’anno scorso si è aperto un capitolo molto importante sui Certificates con quel maxi-cedolone del 22% di cui ho parlato all’inizio.

Vediamo cosa c’è in giro quest’anno a livello di MAXI-CEDOLONI.
Ce ne sono solo 4 in circolazione degni di nota (non tutti gli Emittenti stanno investendo in questa idea):

FREXA0006124 emesso da Exane il 22/05/2017
Maxi-cedolone del 11% il 7/12/2017.
Cedole mensili successive: 0,5%.
Prezzo attuale: 1026.
E’ quello che offre la cedola più scarsa e ha il peggior titolo tra i sottostanti (mi riferisco a Telecom che è anche negli altri prodotti, ma qui lo strike è a 0,894 perché risale a maggio, quindi si è preso nei denti la discesa successiva).
L’unico vantaggio rispetto agli altri di questo prodotto è la barriera delle cedole, posta al 60%, ma la barriera a scadenza è identica agli altri, per cui visto che costa sopra i 1000, preferisco un prodotto che mi dà un 10-15% in più di maxi-cedola.

CH0383854657 emesso da Leonteq il 16/10/2017
Maxi-cedolone del 19% il 30/11/2017
Cedole mensili successive: 0,25%.
Prezzo attuale: 1013.
Considerato che è stato appena emesso, i titoli sono vicini allo strike (questo è un fattore positivo) ma, conoscendo l’Emittente, potrebbe essere interessante da comprare tra qualche mese (per via delle commissioni implicite), basta vedere il prodotto analogo CH0360190869 emesso a 1000, che oggi vale 820, dopo avere staccato il 12,5% di cedola.

DE000CZ44Z48 emesso da Commerzbank il 18/07/2017
Maxi-cedolone del 22,5% pagato il 20/10/2017 e può essere richiamato dal 18/01/2018.
Cedole trimestrali successive: 1,5%.
Prezzo attuale: 1042 (820 probabilmente quando leggerai questo articolo)
Ha tutti i titoli sottostanti sopra gli strike, tranne Telecom (strike 0,824).
Adesso è il più caro, perché ha i sottostanti che sono saliti ed anche perché ha la data di autocallable più vicino degli altri.
Se acquistato post-cedola (ovviamente se non ho da compensare minusvalenze in scadenza) indicativamente a 820, e rimborsato a gennaio 2018 il rendimento in 3 mesi su 820 sarebbe quasi del 25%.

DE000CZ447L8 emesso da Commerzbank  il 10/10/2017

Maxi-cedolone del 25% il 13/12/2017 e può essere richiamato dal 9/10/2018.
Cedole trimestrali successive: 1,5%.
Prezzo attuale: 1000.
Essendo appena emesso, ha il vantaggio di avere i titoli a prezzi in linea con gli strike ed una cedola generosa, grazie soprattutto all’autocallable posta dopo 12 mesi e quindi a favore dell’Emittente, che può contare su 12 mesi per ammortizzare il prodotto.
Dando per scontato di incassare la maxi-cedola del 25% (i sottostanti dovrebbero perdere il 90% per non pagarla!), il certificato assolverebbe il suo compito di compensare le minus in scadenza a dicembre 2013 e rimarrebbe poi in carico a 750 circa con cedole dell’1,5% trimestrali che, su questo valore, corrispondono a un 2% trimestrale.
In caso di rimborso dopo 12 mesi, genererebbe un rendimento del 29,5% annuo.
Qualora, invece, lo considerassimo un investimento ex-novo post-cedola, come se lo avessimo pagato 750, il rendimento potenziale a scadenza (se non andrà in autocallable) è pari all’8% come flusso cedolare + 33% (250 su 750) come premio sul rimborso, per un rendimento annuo di circa il 14%.

Anche se l’anno sta finendo, non rassegnatevi, perché alcuni strumenti ci sono per recuperare e con un po’ di pianificazione e abilità si può anche guadagnare e nel giro di pochi mesi tornare flat con il capitale a disposizione per aprire nuovi fronti, esattamente come ci è successo l’anno scorso.
Vedete che conoscere i certificati APPROFONDITAMENTE richiede tanto studio e conoscenze trasversali (sottostanti, volatilità, opzioni, psicologia della massa, aspetti fiscali, comportamenti degli Emittenti e pure le invenzioni estrose di come le banche fanno i loro calcoli).
Visto che questo tema ribadisco è uno dei temi centrali dell’anno, martedì 24 ottobre alle ore 18,00 ho organizzato un webinar free per riprendere ed approfondire questi concetti sul sito www.gbinvesting.com
(chi aveva l’accesso al sito www.eduwebcertificates.it, può accedere al sito www.gbinvesting.com con le credenziali del sito precedente, che a giorni verrà chiuso, in quanto totalmente inglobato nel sito nuovo.
Chi non è mai stato registrato invece, si può registrare gratuitamente direttamente sul www.gbinvesting.com ed entrare nell’area “operatività e didattica” – certificates – webinar, dove sono stati trasferiti anche i webinar passati diventati oggi a tutti gli effetti dei video didattici).

A martedì alle 18 online!

Giovanni Borsi
& il Team GB Investing